Cosi il Ministero della Salute ha chiuso le porte alla dogana Svizzera, almeno per il momento, per l’importazione di canapa legale nel Nostro Paese. Questa decisione è stata presa in merito alle considerazioni ricevute dalla Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico, i quali hanno inviato i loro pareri alle Dogane ed alle Direzioni Regionali e Interregionali bloccando cosi le importazioni di Canapa Industriale dall’Estero.

Una delle motivazioni che hanno portato al blocco della dogana per questo prodotto è che non risultano ammesse varietà di cannabis sativa in Svizzera. Motivazione che ci fa rimanere alquanto perplessi dato che la legge consente la produzione e commercializzazione, in Svizzera, di varietà con THC inferiore all’1%, mentre in Italia di varietà nate da piante certificate con THC inferiore allo 0,6%.

Cercando di capire meglio questa situazione, si percepisce che si vuole tagliare le gambe a tutte quelle aziende che usufruiscono del principio di libero mercato (importando la canapa dall’estero), sulla base della non sicurezza della certificazione della semente di partenza. Ma è mai possibile che, invece dei migliorare, avanzare e chiarire la normativa corrente, la si cerca di chiudere definitivamente, cercando di contestarla parola per parola? Questa operazione è probabilmente iniziata su richiesta da parte di qualche azienda italiana che tende al monopolio sul mercato e non si limita solo al blocco delle importazioni dalla Svizzera, ma si pronuncia anche, senza senso alcuno, sul CBD, fino ad ora visto come un semplice ingrediente alimentare o integratore.

Il CBD, secondo questa nuova presa di posizione da parte del MInistero della Salute, dovrebbe essere soggetto al regolamento dei medicinali. Ma che vuol dire? In parole semplici, il CBD destinato ad utilizzo terapeutico dovrà essere relegato solo agli stabilimenti indicati per legge.

Purtroppo questa decisione è avvenuta a causa delle pubblicità ingannevoli e dei doppi-giochi di alcune aziende per piazzare i propri prodotti. Il risultato di tale procedimento è chiaro: il Ministero della Salute vorrebbe codificare il CBD solo ad uso medico, rendendolo tale facendo eseguire protocolli ristretti dello stabilimento farmaceutico di Firenze.

Ciò comporterebbe gravi ripercussioni interne sulla situazione attuale. Se questa situazione dovrebbe essere ufficializzata a tutti gli effetti, verrebbero sicuramente messe al primo posto le aziende italiane, ma dall’altro sottoporrebbe a una qualità inferiore di un prodotto, il fiore, del quale il mercato richiede già differenzazione rispetto alla rafferma situazione coltivativa nel nostro Paese, in quanto tutto il commercio è veicolato sull’infiorescenza ceduta per uso tecnico, da collezione, ma che alla fine viene utilizzata dal consumatore.

Sarebbe inconcepibile e priva di senso la chiusura sul mercato libero, dato che in molti si vantavano come passo avanti per l’Italia. Altra situazione dannosa sarebbe la chiusura sull’utilizzo del CBD come principio attivo terapeutico: ciò comporterebbe una contro-normativa futura? Sostenitori o sfavorevoli al blocco in dogana del mercato svizzero d’importazione in questo caso non importa.

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